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Tecnici, dirigenti, politici – un esercito di burocrati



E’ di dominio pubblico e di attualità il groviglio e la mancata attuazione alle normative e i decreti emessi dalla P.A. in questa fase di emergenza. 

Ma è la politica ostaggio della burocrazia o la burocrazia osteggiata dai politici? 
I cittadini sono orami ridotti a sudditi. I  dirigenti, chiaramente inamovibili, esercitano un potere enorme e incontrollato. 

Le lungaggini burocratiche, incidono pesantemente sul pil dell’ economia italiana. Percentuali gigantesche, che causa complicazioni, ritardi e rallentamenti ogni cittadino e/o impresa, in misura più o meno grande, ne è vittima.  Un groviglio inestricabile che oltre a soffocare e uccidere l’economia italiana incrina in modo irreversibile la coesione sociale.

Ma per capire come dirigenti, funzionari, siano arrivati ad avere tutto questo potere è importante capire come funziona l’ apparato statale. C’è molta disinformazione pubblica sulla conformazione di tali apparati organizzati in una sorta di galassia di enti e istituzioni parallele. Pertanto che governi il centrodestra o il centrosinistra è del tutto indifferente. Le chiavi del sistema le hanno i dirigenti. Personaggi irremovibili che ricoprono quei ruoli da una vita e i politici assoggettati per incompetenza o ignoranza. In realtà sono i funzionari che scrivono le leggi, ne predispongono le norme attuative e le circolari interpretative. La legge più è scritta male e più deve essere interpretata, e più i conflitti istituzionali per poi deregolare nell’alveo delle innumerevoli consulte istituzionali e di riferimento.

Questo è uno dei motivi perché in Italia le leggi sono così contorte. Di fatto il legislatore non è più il politico ma il burocrate. Ormai solo una grande riforma della Pubblica Amministrazione e del titolo “ V “ della Costituzione può liberare lo Stato e il cittadino dai tentacoli di una burocrazia che agisce incontrollata e impunita.

Una riforma che metta al centro il concetto di stato leggero e funzionale per servizi essenziali in determinati segmenti quali la difesa, la sanità, la scuola e che lasci al mercato la possibilità di autodeterminarsi.

Una riforma che consenta al Paese di tornare a correre, ad essere competitivo sugli scenari internazionali e non rallentato da una burocrazia pesante e autoreferenziale.



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